











L'Orione
dramma
di
Francesco Melosio
posto in musica par
Francesco Cavalli

Personaggi
Apollo
Giove
Venere
Amore
Aurora
Diana
Orione
Filotero
Vulcano
Sterope
Bronte
Eolo
Nettuno
Plutone
Caronte
Titone
Due Ninfe di Diana
Una Ninfa dell'Aurora
Coro di Ninfe
Amorino

PRIMO
ATTO
Scena
prima
Diana, e Ninfe
Diana
Con più felice sorte,
Con successi migliori
Per noi già non potean da l'Orïente
Spuntar di questi giorni i primi albori.
Vedeste, o miei seguaci,
Di quante fere, e quante
Han colà trionfato
Ne' miei sacrati Parchi
Le reti, i cani, e gli archi?
Prima
Ninfa
Io dal dì, ch'a seguirti, o Dea, mi presi,
Mai con sorte peggior l'arco non tesi;
E questa man, che sempre
Il vanto d'infallibil si guadagna,
Oggi non avria colto una montagna.
Diana
Non t'arrechi stupor, dattene pace;
Che ne le selve
Contro le belve
Porta il caso i dardi a volo,
Né mai
senza di lui va preda alcuna;
Lo scoccar è della mano,
Il ferir della Fortuna.
Scena
seconda
Filotero, Orione a nuoto, e le suddette
Filotero
Belle Ninfe, aìta, aìta;
Noi del nuoto stanchi siamo,
Ci affoghiamo.
Deh salvateci la vita.
Belle Ninfe, aìta, aìta.
Prima
Ninfa
Ohimé, Diva; nel mar.
Diana
Che mar? Che Diva?
Temerarie, che siete; a gente ignuda
Voi l'orecchie piegate,
Voi lo sguardo volgete?
Prima
Ninfa
Io non li vedo al certo,
Che con ambe le mani
Per non vederli, il volto m'ho coperto.
Diana
Giuro il Ciel, che se qua volgono il nuoto
Pria che l'osceno ogetto
Mi contamini gli occhi
Vuò che contro di lor si tenda ogn'arco,
Ogni dardo si scocchi.
Prima
Ninfa
Oh quanto è scrupolosa, oh quanto è strana,
Questa nostra Dïana!
S'un
ch'in mar domanda aìta
Rimirar ne men si può,
Ascoltar ne men si dè:
Noi stïamo fresche a fé.
Diana
Ma si portan già ratti a l'altra sponda.
Questi, s'io non m'inganno,
Son nuotatori esperti, e vanno anch'essi
A celebrar del rio Pithone estinto
Il memorabil giorno.
Prima
Ninfa
Ed io già li credea vicini a morte;
E m'ero di già tutta impietosita
A quel chiedere aita.
Diana
Sempre Madre d'Amor fu la Pietà.
Di pianti, e preghiere
Saette più fiere
Cupido non ha.
Sempre Madre d'Amor fu la Pietà.
Ma più
lunga dimora
Non si tragga da noi su questo lido.
D'un giorno sacro a Febo
Non venga l'ora a depredar Cupido.
Scena
terza
Vulcano, e Ciclopi
Vulcano
Voi, con sì lento piede
Sterope e Bronte i passi miei seguite,
Che in vostro paragone io sembro alato:
Troppo s'è dimorato
Lungi da la fucina.
Chi
nobil desio
Nel petto non ha,
Ver la fatica
Più che formica
Lento sen va.
Ciclope
In questo dì festoso
Lasciaci per pietà stare in riposo;
Che con forze maggiori
Ritorneremo poi
A gli usati lavori.
Vulcano
E chi tra tanto
Fabro sarà dei fulmini di Giove?
Chi fornirà di strali
Più d'un Celeste Arciero?
Sterope
e Bronte, a 2
Maledetto sia il mestiero,
E colui che lo trovò.
S'un
momento
Di riposo, e di contento
Mai godere non si può.
Maledetto sia il mestiero
E colui che lo trovò.
Scena
quarta
Amore, che scende a volo, e i suddetti
Amore
Al fin, come al Ciel piacque,
Dopo lungo cercarti in più d'un loco,
Zoppo Nume del foco
Ti trovo intorno a l'acque.
Sterope
Quanto è superbo Amore:
Di chiamarlo per padre egli ha rossore.
Vulcano
E tu solo non sai,
Ch'oggi Numi del Cielo
Vengon con Febo a festeggiare in Delo?
Amore
Ciò saper non cur'io,
Che d'altr'arco le glorie
Celebrar non vuò mai, se non del mio.
Qui, per altro non venni,
Che per prender da te nuove saette;
Già vuota ho la faretra,
Né d'altro, che di face armato io vò.
Sterope
e Bronte, a 2
Maledetto sia il mestiero,
E colui che lo trovò.
S'un
momento
Di riposo, e di contento
Mai godere non si può.
Maledetto sia il mestiero
E colui che lo trovò.
Vulcano
Ver la fucina appunto
Io coi Ciclopi miei drizzava i passi,
E benché stanchi, e lassi,
Per darti nuovi strali
Su l'incude sudar io gli farò.
Sterope
e Bronte, a 2
Maledetto sia il mestiero,
E colui che lo trovò.
S'un
momento
Di riposo, e di contento
Mai godere non si può.
Maledetto sia il mestiero
E colui che lo trovò.
Vulcano
Ma tu, di nuovo armato,
Vanne poscia a ferir lungi di qui;
Né funestar, ti prego, al Dio del lume,
Come è pur tuo costume,
Così festoso dì.
Amore
Troppe cure ti pigli;
Amor non vuol consigli.
Scena
quinta
Orione, e Filotero
Filotero
Coraggio mio Signore,
Che già, mercé del Cielo,
Siam giunti salvi in Delo:
Ed io, dal mare uscito,
Col pié tocco la terra;
E mi par di toccare il Ciel col dito.
Orione
Coraggio pur, coraggio.
Mi faccia mai sempre
Nemica fortuna
Il peggio che può,
Che fin a la morte
Con lei pugnerò.
Di
fiero destino
Nell'aspro rigore
Diviene il mio core
Più forte, e più saggio:
Coraggio, coraggio.
Filotero
Con questa cieca Dea
La pigli pur chi vuole;
Ch'io sol, perché fortuna ho in mar lasciato,
Mi stimo fortunato.
De
l'onde l'orgoglio
Disfida pur tu;
Diventi uno scoglio,
S'io v'entro mai più.
Orione
Felice te, cui non contende il fato
Vagheggiar questo suolo,
Ch'al più lucido Dio porse la cuna.
Io, se mirar nol posso,
Ecco lo bacio riverente almeno.
E già dentro il mio seno
Nascer la speme io sento,
A colmarmi di gioia, e di contento.
Filotero
Speme fondata in vanità de' sogni.
Orione
Fu visïon, non sogno,
Che venuta dal Ciel mentir non può.
Filotero
E come ha visïon, chi non ha vista?
Certo capir nol so.
Orione
Mentre preda del sonno in sul mattino
Me ne giaceva in Chio,
Nume del Ciel vid'io
Che qua venir mi consigliò repente,
Ove in virtù del Divin foco avrei
Racquistato la luce a gli occhi miei.
Filotero
Del fuoco?
Orione
Sì
Filotero
T'inganni
Ei non ha fatto poco,
A rasciugarci i panni.
Orione
Deh, se per l'ampio mar fosti mia scorta,
Guidami ancor per questa terra angusta;
Né disperar, che il Ciel mai non mentisce.
Andianne, andianne.
Filotero
Dove?
Orione
A cercar la veduta Deità.
Filotero
Meglio saria cercar la carità.
Parmi la strana cosa,
Che non s'incontri alcuno:
E per un prato d'erbe e fiori adorno
Altra bestia che noi non vada attorno.
Orione
È sacro questo loco,
Né lo calcan giammai piante ferine,
Anzi par, che divoto, e riverente
Premerlo anco il mio piede oggi pavente.
Filotero
Ma la tua renitenza
È timor di cader, non riverenza.
Orione
Taci
Filotero
Che c'è?
Orione
Di ripercosso ferro
Ho qualche suono inteso.
Filotero
Io nulla sento, e pur l'orecchio ho teso.
Orione
Non senti?
Filotero
No, il Destino,
Perché m'accoppii teco,
Vuol ch'io sia sordo, come tu sei cieco.
Ma già sento e già veggio
(Signor, qua t'avvicina)
Veggio, s'io non m'inganno,
Di Vulcan la fucina.
Orione
E come in queste parti,
S'egli in Lenno ha la reggia, e non in Delo?
Filotero
Non so come si sia:
Ch'io non m'intendo di Geografia.
Scena
sesta
Amore, Ciclopi, i suddetti e un Amorino che volge la rota
Vulcano,
Sterope
Dai colpi d'Amore
Bronte
Ciascuno si guardi
[Vulcano,
Sterope, Bronte], a tre
Ch'irreparabili
Incontrastabili
Sono i suoi dardi,
Da i colpi d'Amore
Ciascuno si guardi.
Amore
Questi nuovi aurati strali,
Che già crudi, già mortali
Su la cote ancor raffino:
A portar novelle palme
Di grand'alme
Tutto lieto io li destino.
Tu t'addormi, olà fraschetta
Maledetta,
In girar cotesta rota?
Che sì, che sì.
Amorino
Non dormo no, al canto mi fermai;
Un che serve ad Amor non dorme mai.
Filotero
Oh povero Orïone
Le tue perdute luci
Oggi speri di aver qui ritrovate,
Et io vi scorgo Amore,
Per cui ti fur cavate.
Orione
S'Amor là dentro stassi,
Moviam lungi di qui veloci i passi.
Filotero
No, no, seguimi pure;
S'ha da sanarti il fuoco
Ben può giovarti Amore
Di cui forse non v'è foco maggiore.
Vulcano,
Sterope, Bronte, (a 3)
Di Giove irato i fulmini
Son manco horribili,
Son più soffribili,
Giungon più tardi.
Dai colpi d'Amore
Ciascuno si guardi
Ch'irreparabili
Incontrastabili
Sono i suoi dardi,
Da i colpi d'Amore
Ciascuno si guardi.
Orione
Quel canto mi spaventa
Filotero
Ohibò, non sai
Ch'Amor entra per gli occhi, e tu non gli hai?
Su su, l'antico ardir l'alma riprenda:
Prega, supplica Amore,
Ch'oggi gli occhi ti renda,
De le sciagure tue mosso a pietà.
Orione
Amor darmi non può quel ch'ei non ha.
Filotero
Dunque a Vulcan t'appressa,
Ch'al fin non è già troppo,
Ch'oggi dimandi un cieco
La caritade a un zoppo.
Orione
Oh della Dea d'Amor diletto sposo...
Filotero
Sotto questo saluto
Vi s'intende cornuto.
Orione
Dei dardi di Cupido
De i fulmini di Giove industre Fabro,
Dimanda a te mercede,
Spera da te salute,
Chi t'inchina, e t'adora, e non ti vede.
Se promessa del Ciel non è fallace,
Se Dio del foco sei,
Illuminar mi dei.
Vulcano
Simil virtù non ho,
E con gli arnesi miei,
Gli occhi cavar, ma non rimetter so.
Filotero
Egli vuol dire a fé,
Che potria far la caritade a me.
Sterope
Questo cieco zerbino
Per far coi guardi suoi piaghe mortali,
Dimanda gli occhi, ove si fan gli strali.
Bronte
Non men pazzo che cieco egli si mostra,
Se da Vulcan le luci impetrar vuole,
Che le daria, potendo,
A la sua cieca prole.
Filotero
Oh povero Orïon; ed ecco il bene
Che la fucina di Vulcan t'ha fatto;
Uno t'ha per zerbin, l'altro per matto.
Amore
Questi è dunque Orïon?
Filotero
Così non fosse.
Amore
A me pur troppo è noto
De le sciagure tue l'ordine strano;
Vien meco e ti consola,
Ch'oggi nel tempio suo il Dio del lume
Ha risoluto il Cielo,
Ch'a gli occhi tuoi squarci de l'ombre il velo.
Orione
Andianne Filotero
Filotero
Andianne pure.
Orione
Oh fortunato dì
Filotero
S'un Cieco il Cieco guida
Voglia il Ciel, che sia così.
Scena
settima
Venere travestita da Vecchia
Venere
E chi mai lo crederà?
Queste neglette spoglie,
Questo rugoso volto,
Questo canuto crine,
Ascondon la più bella Deità.
E chi mai lo crederà?
Poiché
a me di veder non è permesso
Nel mio vero sembiante il dì festoso
Del Sol, ch'ho in odio tanto;
Sotto
mentito aspetto,
A suo dispetto
Pur lo vedrò.
Curioso
desio
De la Donna, e che non può?
Ch'oggi anch'io,
Benché Dea, errando vo?
Non fia
però chi pensi
Ch'a riveder Vulcano
Qua mi conduchi il marital affetto,
Che mai più lieta sorte
Bella moglie non ha,
Ch'all'ora che da lei lungi sen va
Il suo vecchio consorte.
Ma del tempio del Sole
Si disserran le porte: oh, quante faci
Ardon a lui su l'Ara,
Quanti spiran d'intorno arabi fumi!
Giove non v'è per nulla: ah, potessi io
Tutte oscurar le glorie,
Di questo Autore degli oltraggi miei,
Come lieta il farei, ma vuo' per ora
Starmi in disparte ad osservar di qua,
E poi, basta, chi sa?
Scena
ottava
Orione, Filotero, Amore dentro il Tempio, Venere in disparte
Orione
O luminoso Arciero
Che quadrella di rai dal Cielo avventi
Contro l'ombre nocenti;
Benefico guerriero,
Dal cui lucido aspetto
Se ne fuggon rubelle
Falangi innumerabili di stelle.
Venere
Menti, lingua lusinghiera,
Che più giova, e più risplende
La mia stella, e la mia sfera:
Menti, lingua lusinghiera.
Orione
Deh pietoso disgombra
Da questi occhi dolenti
Di cecità caliginosa l'ombra.
Venere
Sogno? sento? o vaneggio? Amor nel Tempio?
E per un cieco le preghiere? ah prima
Cieca rest'io.
Filotero
Sì sì...
Venere
M'ha forse udito?
Filotero
Sì, sì, mercede aiuto,
Tu, che sei il biondo Dio,
Deh non permetter ch'io
Guidando un orbo, abbia a venir canuto.
Venere
Io non l'intendo ancora.
Filotero
Ma già sorge Orïone
Né di guida, e sostegno mi richiede?
Amore
Certo, il dono promesso il Sol gli diede.
Venere
Respiro: ohimé con gli occhi aperti Amore
E che farebbe meco
S'egli tanto m'offende, ora ch'è cieco?
Orione
Lucidissimo Nume,
Ed è pur ver che, tua mercé, ritorno
A racquistar la vita,
Or ch'io racquisto il giorno?
Deh quanti sguardi io giro,
Fanne, Signor, tante canore lingue,
Che con divoti accenti
Cantin di tua pietà gli alti portenti.
Venere
Chi fia costui?
Filotero
Non so...
Venere
Di nuovo udimmi?
Filotero
Non so qual nel mio seno
Io mi senta maggiore,
O diletto, o stupore.
Amore
Un famoso guerriero
De l'amoroso Impero
Rimaner non dovea,
Per più lunga stagione,
In cecità si rea.
Filotero
S'a te reser le luci Amore, e il Sole,
Or qual pazzo sofista
Potrà più dir ch'Amor gli uomini accieca,
E che mirar il Sol tolga la vista?
Amore
Io me ne riedo a raffinar gli strali.
Tu, s'io ti fui già scorta,
Ad impetrar la sospirata luce
Fà tu palese al mondo
Che pietate in Amor non sempre è morta.
Venere
Bella pietate a fé,
Che nemica è d'onor, d'oltraggio a me.
Orione
Giuro per la tua face,
Che trà mortali esalterò tuoi pregi,
Tuo servo e tuo seguace.
Venere
Infelice, non sa
Che seguace d'Amor mai non godrà.
Ma vuò seguir, voglio arrestar quest'empio.
Scena
nona
Venere, e Cupido
Venere
Ferma, ascolta Cupido,
Arciero onnipotente, Argo senz'occhi,
Domator de gli Dei, nume di Gnido,
Ferma, ascolta Cupido.
Ei già
ver me se'n riede.
Amor anch'egli alle lusinghe cede.
Amore
Chi sei tu, che mi chiami?
Venere
Un'infelice.
Amore
Tale sempre sarà
Donna di brutto volto, e vecchia età:
Ma che brami da me?
Venere
Ch'ascolti solo
Le mie giuste querele.
Amore
Contro di me.
Venere
Non già
Amore
Contro di cui?
Venere
D'un ingrato mio figlio.
Amore
E che far ti poss'io?
Venere
Darmi consiglio.
Amore
All'oracol di Febo...
Venere
Ei m'ha chiarito...
Amore
Questi chieder si denno;
Ch'Amor non ha giammai consiglio o senno.
Venere
Ch'io disacerbi almeno il mio dolore,
Col narrarlo, sopporta,
Che pietade in Amor non sempre è morta.
Amore
Di' tosto, e tosto parti:
Benché vecchia tu sia, voglio ascoltarti.
Venere
Un mio figlio, ah che dissi? un angue, un mostro
Quale appunto sei tu, d'anni e di volto,
Non pago ancor di mille offese, e mille
Ch'ho già da lui sofferte,
Oggi tutto è rivolto
Di un mio nemico a celebrar gli onori;
A lui crede, a lui serve, e della Madre
Gli ingiurïosi oltraggi,
Che suoi pur sono, oblia:
Or dimmi tu di qual castigo degno
Questo Fellon saria?
Amore
Dir non saprei; ma per più lieve errore,
So ben che Citerea, mia Genitrice
Con flagello di rose
Tanto sferzommi un dì
Che il sangue me ne uscì;
Ma poi, ne molto andò
Venere
Basta fin qui.
Amore
Se ne...
Venere
Lo so...
Amore
Pentì,
Perché io del bell'Adon...
Venere
Basta, non più,
Vener son io, sei l'empio figlio tu.
Amore
Salva, salva
[Amore] vola
Venere
Non sempre
Di fugirtene a volo il tempo avrai.
Amore
Buon per me, che alato io sono,
Che dall'ira di Citera,
Non potea pianto, o preghiera
Impetrarmi alcun perdono.
Or mi prenda s'ella può:
Ha passato la merla il Po'.
Venere
E mi beffeggi ancora?
E il mio sdegno non temi?
Amore
Un innocente
Di che vuoi che pavente?
Venere
Sempre chi fugge è reo.
Amore
No, sempre è salvo.
Venere
Il negarmi oserai
Che nel tempio d'Apollo oggi non fosti,
De' pregi suoi fatto ministro e servo?
Amore
Or vedi, se t'inganni,
Sol con desio d'amareggiar sue gioie
Ho qua spiegato i vanni.
Venere
Folle è ben chi ti crede.
Amore
Madre, dammi pur fede.
Venere
Chi me ne fa sicura?
Amore
Per te stessa e per Giove,
Per l'arco e per la face Amor te'l giura.
Venere
Se ciò farai, di nuovi aurati lacci
Ti prometto adornar gli omeri, e il fronte,
E di cangiar per sempre
L'ira in affetto, e le minacce in vezzi.
Amore
Di nuovo il giuro.
Venere
E tacerai tratanto,
Ch'io celata m'aggiri qui d'intorno
Sotto mentito manto?
Amore
Nulla mai ne dirò.
Venere
Placata io parto,
Amore
Ed io contento vo.
Scena
decima
Orione, Filotero
Orione
Appena giungo in Delo, appena al giorno
Riaperte ho le luci,
Ch'a partir mi consigli.
Filotero
Temo nuovi perigli.
Orione
E nuove grazie io spero.
Filotero
Troppo ardita è la tua speme
Orione
Troppo vile è il tuo timore
Filotero
Non è saggio chi non teme
Orione
Non è uom chi non ha core.
Filotero
Ma tu che speri al fin?
Orione
Tu che paventi?
Filotero
Ch'a sì lieti successi
(D'uscir dal mare illeso,
Di racquistar le luci,
D'aver pietoso Amore)
Non segua alfin qualche sinistro evento;
Si cangia la fortuna in un momento.
Orione
Tu sempre il mal t'auguri.
Filotero
Tu sempre il ben ti sogni, e non discerni
Ch'il tuo bene migliore è il far ritorno
A le natie contrade,
E là goder dei beni tuoi paterni.
Orione
Andrò, verrai, godrem.
Filotero
Ma quando, quando?
Orione
Questa famosa reggia
Ch'oggi tutta festeggia
Troppo è dolce dimora.
Filotero
Anzi, molesta,
Se ci tiene in vigilia un dì di festa.
Orione
Cedere a punto io sento
Le membra a la stanchezza, e gli occhi al sonno.
Filotero
Ei non m'intende.
Orione
E voglio
Qui riposarmi, ove a dormir m'alletta
Una placida auretta.
Filotero
Tu per un mese, e più, privo degli occhi,
Mai la faccia del dì non hai mirato;
Né in così lunga notte
Il sonno t'hai cacciato?
Orione
E chi dormir può mai,
Quando fiero dolor dà fuga al sonno?
Filotero
Ma cotesti occhi nuovi
Come dormir sapranno?
Orione
Tu scherzi meco, io me n'avveggio;
Se dormo è male, e se non dormo è peggio.
Filotero
Meglio è che dorma anch'io, che sempre ho udito,
Che parte, da chi dorme, l'appetito.
Scena
undecima
Diana, Aurora, Coro di Ninfe, Amore a volo, Orione, e Filotero
Diana
Su Ninfe, su, su.
Aurora
Questo dì, ch'ancor n'avanza
[Diana
e Aurora] a 2
Sacro al Sole,
Si spenda in carole,
Si doni alla Donna
Che tardasi più:
Su Ninfe, su, su.
Diana
Ma mentre veloci
S'aggiran le piante,
Si sciolgan le voci,
Di Febo si cante.
Su, Ninfe, su, su.
Ninfe
Gran Nume di Delo,
Splendor de gli Dei,
Bell'Astro fecondo,
Tu solo, tu sei
E l'occhio del Cielo,
E il cuore del Mondo.
Diana
Più nobil arciero
Amore
No, [no] non è vero.
Coro
Di Febo
Amore
D'Amore.
Coro
No, no.
Amore
Ma perché?
Coro
No no che non v'è.
Tu cinto d'alloro
Sei Musico Nume,
Tu fonte del lume,
Tu padre dell'oro,
Tu vita del Mondo.
Diana
Più nobil Arciero
Di Febo
Amore
D'Amore
Coro
Il Cielo non ha.
Amore
Or or si vedrà.
Diana
Fermate, olà, fermate.
Aurora
Tacete, olà, tacete.
Diana
Resti muta la lingua.
Aurora
Immoto il piede
Diana
Nume dal Ciel disceso
Colà dormir si vede.
Aurora
Ma qual sent'io diletto
In rimirar quel volto?
Diana
Ma qual desio m'ha dentro il seno accolto
Quel suo leggiadro aspetto?
Aurora
Provo ne l'alma mia
Un non so che, ch'io non so dir che sia.
Diana
Ripieno il cor mi sento
D'un non so che, di gioia e di tormento.
Aurora
Oh come intenta, e fissa
Lo vagheggia Dïana;
Diana
Oh come gode ancora
Nel mirarlo l'Aurora!
Aurora
Se Dïana partisse, o me felice!
Diana
Felice me, s'io qui restassi sola!
Orione
Barbara crudeltà
Mostro di gelosia,
Nemico di pietà!
Aurora
Oh maraviglia strana!
Ei dorme, e mi conosce
Gelosa per Dïana.
Diana
E qual sent'io stupore?
È giunto a penetrare,
Ch'io per l'Aurora ho gelosia nel core?
Orione
Io da remote parti,
Per rimirar questa famosa Reggia,
Per adorarti umile
Mossi volante il piede,
E n'ho questa mercede?
Diana
Per
ammirar questa famosa Reggia,
Per adorarmi umile?
A parte.
(Fortunato mio cor, s'ei non vaneggia).
Aurora
Questo sogno, cred'io, così di duolo,
Meglio sia che lo desti,
Che andrà col sogno il suo tormento a volo.
Diana
No, no, fermati pure,
Chi sa, che desto poi,
In affanno maggior ei non trabocchi:
Non voglia il Ciel che pria di me lo tocchi.
Aurora
Ma già muover lo veggio ed è già desto.
Oh qual'esce splendor da quei bei lumi!
Diana
Oh quai raggi d'ardor vibra quel guardo!
Orione
E quai festosi accenti
Han fugato col sonno i miei tormenti.
Io vi ringrazio, o belle,
Non so se donne, o Dive.
Diana e
Aurora
Dive noi siamo, e del tuo duol pietose.
Orione
Vi conosco, e vi adoro.
E qual benigna stella
Pietose oggi mi rende
Del Sol la messaggiera, e la sorella.
Filotero
Misero me, che veggio,
Sfortunato Orïone,
E non t'hanno le donne ancor chiarito?
Per vagheggiar le belle
Tu già perdesti gli occhi;
E un giorno al fin vi lascerai la pelle.
Orione
Taci, taci insensato,
Non provocar Dive celesti a sdegno.
Diana
E chi fia mai costui,
Che sì libero parla e ti riprende?
Orione
Un mio fido seguace.
Filotero
Anzi, con più ragione,
Se cieco io ti guidai,
Più che seguace tuo, son tuo guidone.
Diana e
Aurora
Ma chi sei tu
Che trai dormendo
Sì lieto dì?
Orione
Orïone son io,
A vedovo Bifolco
Da tre Numi del Ciel già dato in dono.
La Genitrice mia
Fu d'un ucciso toro ispida pelle
E di sotterra a questa luce uscito,
Vanto per Genitore
Mercurio, il sommo Giove,
E del vasto Ocean l'alto motore.
Filotero
E senza esser bugiardo,
Perch'egli ha più d'un padre,
Gli si può dir bastardo.
Diana,
e Aurora
Ma qual sorte, o buona, o rea,
Giunger poi t'ha fatto qui?
Dillo, deh, dillo, dì.
Orione
Dalle paterne case
Mi trasse alto desio
Di vagheggiar la Reggia
De la famosa Chio:
Giunto colà d'Enopion regnante
Portai soave il giogo
Di dolce servitù lunga stagione,
Ma, perché fé non serba iniqua sorte,
Tosto cangiossi; ed ecco
Divenuto geloso...
Filotero
E in conseguenza...
Diana
Taci.
Orione
Mi danna l'empio a carcere noioso,
Indi fa trarmi, oh Dio, con qual tormento,
E l'una e l'altra luce.
Aurora
Ma chi seppe a l'uscita
Aprirti poi la via?
Diana
Chi ti salvò la vita?
A parte.
(Quasi ebbi a dir la mia).
Orione
Per celeste consiglio,
E senza remi, o prora,
Ma non senza periglio,
Siam giunti poi qui dove il Sol s'adora.
Ed ei nel tempio suo, col suo splendore,
Illuminato m'ha.
Aurora
Che stupor!
Diana
Che pietà!
Filotero
Perciò ritorno
Or siam per fare alle paterne case.
Diana
Partir oggi di qui?
Filotero
Giusto così.
Aurora
In così lieto giorno?
Filotero
E perché no?
Diana e
Aurora
Non si dè, non si può.
Filotero
Che bello intrigo!
Diana
A prole degli Dei,
Qual'Orïon tu sei,
D'Apollo, il mio german, l'aurea magione
Offre degno ricetto,
Ma più degno il mio petto.
Aurora
Cangia, cangia pensiero,
Non lice a te, che sei la casta Dea,
Condurre al proprio albergo uno straniero.
Diana
Oh consiglio pietoso!
A te non si conviene,
Ch'hai marito geloso.
Filotero
Contesero tre Dee già per un pomo,
E queste faran peggio per un uomo.
Orione
Vi seguirò servendo; e poi che il Fato
Di due Dive del Ciel m'offre i favori,
Spiacemi, che formato
Io non sia con due alme, e con due cuori:
Seguimi Filotero.
Diana
E voi trattanto...
Filotero
Vo, qual serpe a l'incanto.
Diana
Traete già l'incominciato ballo.
SECONDO ATTO
Scena
prima
Venere sola
Venere
Mai non l'avrei creduto,
Che fosse tal diletto
L'andar con finto aspetto,
Con volto sconosciuto.
Mai non l'avrei creduto.
Giro con libertà
I paesi ovunque voglio,
E noto a me si fa
Così più d'un imbroglio.
Più d'un afflitto amante
Mi scopre il suo dolore,
E m'offre il suo contante,
Perché di Dea d'Amore
Cangiata in messaggiera,
O gli porga consiglio, o doni aiuto:
Mai non l'avrei creduto.
Chi
s'invecchi non disperi,
Ch'ogni etade ha i suoi piaceri,
Né da tutti si fugge un crin canuto.
Mai non l'avrei creduto.
Ma di
là, tutto allegro e baldanzoso
Vedo venir Cupido.
Scena
seconda
Amore, e Venere
Amore
Più nobile arciero
Venere
D'Amore, sì, sì,
Amore
Non dice così
Di Febo.
Venere
Perché?
Amore
No, no, che non v'è.
Venere
Che vuoi tu dir?
Amore
Così cantava a punto
Dïana con l'Aurora.
Venere
E tu ch'hai fatto allora?
Amore
Ad ambe il cor, con un mio dardo ho punto.
Venere
Bravo.
Amore
Ma quel ch'è peggio,
Venere
Ohimé, che fia?
Amore
Nel dardo era il velen di Gelosia,
E così l'una e l'altra in un istante,
Divenne d'Orïon gelosa amante.
Venere
Ora sì, ch'io son contenta.
Nel mio core
Dolce amore
Contro te già l'ira è spenta,
Ogni fallo io ti perdono.
Amore
Sì, ma i lacci dove sono?
Venere
Questi amorosi amplessi e questi baci,
Io te ne dò per pegno,
Vien meco intanto.
Amore
Io vegno.
Scena
terza
Prima Ninfa, e Filotero
Ninfa
Troppo altiero, ohimé, sei tu,
Che d'Amor nulla paventi;
Da' suoi dardi onnipotenti
Giove ancor piagato fu.
Troppo altiero, ohimé, sei tu.
Filotero
Io per me la vo' così;
Sprezzo Amore e me ne guardo,
Che ferito dal suo dardo,
Giove ancor se ne pentì.
Io per me la vò così.
Ninfa
Dunque vivrai tu solo
Mostro d'Amor nemico, e di bellezza;
E mentre amano ancor le piante, e i sassi,
Il tuo cor ostinato
Contrastar con Amor solo vedrassi?
Filotero
Con Amor non contrasta;
Ama il mio cor se stesso;
Per amar questo basta.
Ninfa
Questo amare, amar non è.
Filotero
E qual dunque amar sarà?
Scena
quarta
Orione, e i suddetti
Orione
Chi di voi la vincerà?
Filotero
In Amor vince chi fugge.
Ninfa
Ma fuggir chi lo potrà?
Orione
Chi di voi la vincerà.
Nuovo
Paride son io,
Ch'ammiratore,
Adoratore
Di Duo Numi di beltà
Del core il pomo a chi donar non sa.
Chi di voi la vincerà?
Filotero
Amante di Dïana, e dell'Aurora
Costui vaneggia, e non ci vede ancora.
Orione
Frena l'ira, o folle arciero.
Filotero
Ohïbò, son Filotero.
Orione
Tra la gioia e il tormento
Sto delirando.
Filotero
Io sento.
Orione
Ma sì leggiadra Ninfa
Teco che fa?
Filotero
Soggetto
Render lo tento al faretrato Dio.
Filotero
Sì, perché pazzo al fin diventi anch'io.
Orione
E le più caste Ninfe
Oggi cercano amanti.
Ninfa
Ho di più d'una Dea l'esempio avanti.
Orione
Che vuoi tu dir?
Ninfa
Meglio di me lo sai.
Ma non posso con voi più far soggiorno,
Che di là viene. A Dio.
Filotero
Senza ritorno.
La mia preda è fuggita in un momento;
Sono insomma tutt'un la Donna e 'l vento.
Orione
Meglio di me lo sai?
Filotero
Meglio di te non già.
Orione
Così disse la Ninfa,
E che pensar mi dà.
Filotero
Un'altra Ninfa con Titon sen viene,
Udrem, ciò che dirà,
Che 'l dire i fatti altrui
Giova talor, via più, che 'l fare i sui.
Scena
quinta
Titone, una Ninfa dell'Aurora, Orione, e Filotero a parte
Titone
Se fiamma d'Amore
S'accende in un petto,
Non v'abbia ricetto
Geloso timore:
Sparisce in un baleno,
Svanisce in un istante;
Chi geloso non è, non vive amante.
Ninfa
S'a tenero seno,
Ch'è colmo d'affetto
Di freddo sospetto
S'appressa il veleno:
Sparisce in un baleno,
Svanisce in un istante;
Chi diventa geloso è pazzo amante.
Titone
Ti son pur note, o Ninfa,
De la mia Dea le capricciose voglie,
Sia pur, che di mirarla in questo giorno,
Ne pur si vieta alle straniere genti.
Filotero
Nota, che fa per te;
E non vuoi ch'io paventi?
Ninfa
Temi dunque de' sguardi, e non sai tu,
Che vive in sicurezza,
Se da molti è guardata una fortezza?
Filotero
Fortezza in Donna? ohibò!
Se 'l proprio maschio poi romper la può?
Titone
Ninfa, dammi pur fede,
Più sicura è beltà che men si vede.
Ninfa
Crederti ciò non posso,
Perché so che la Donna, qual pavone,
Superba è più quant'ha più gli occhi addosso.
Titone
Basta, non più discorsi,
Temo a ragione, e dei timori miei
Forse in parte anche tu ministra sei.
Ninfa
Io, prima il Ciel, prima la terra e il mare:
Deh, non mi far giurare.
Titone
E non sai d'Orïone?
Ninfa
Sì, ch'io lo so.
Titone
E perché dunque il nieghi?
Ninfa
Io lo confesso.
Titone
E che?
Ninfa
Ch'il Sol l'illuminò,
Titone
E che di lui l'Aurora...
Ninfa
Altro non so.
Titone
Non tocca a te saperlo;
Ma ben saperlo, e vendicarlo a me.
Filotero
Nuova, che fa per te.
Ninfa
Parte irato costui; meglio è ch'io vada
Ad avvertir l'Aurora.
Filotero
Or che dici Orione?
Orione
Piango il mio fato.
Filotero
Tu sì che puoi cantar quella Canzona:
Che
dïavolo sarà?
Sempre Amor la vuol con me,
E finito un mal non è
Ch'un peggior ei me ne fa.
Che dïavolo sarà?
Ma di
nuovo t'ascondi,
Che Dïana ed Apollo a noi se'n viene.
Scena
sesta
Apollo, e Diana, e i suddetti a parte
Diana
Ch'io volga ad Orïon lascivo il guardo,
Che amante io lo vagheggi:
Apollo, tu vaneggi..
Io d'onesto rossore
Solo in pensarlo avvampo tutta, ed ardo.
Filotero
Santissima onestà.
Diana
Ma qual lingua bugiarda ti ridice,
Ch'a me caro egli sia, più che non lice?
Apollo
Io, io lo veggio, io stesso,
Che Orione accarezzi,
Più che a Dea d'onestà non è permesso.
Diana
Menzognero hai lo sguardo,
E non è l'occhio tuo, dattene pace,
Testimonio verace.
Apollo
E dunque il mio sospetto?
Diana
Altro non è.
Orione
Questo non fa per me.
Apollo
E non sai tu Dïana,
Che la vera onestà, non sol la colpa,
Ma della colpa ancora
Sin l'ombra istessa ha da tener lontana?
Diana
S'al fallo non si appressa
L'ombra ha poco vigore,
Né mai dell'onestade adugge il fiore.
Apollo
Ogni picciolo neo deturpa un volto.
Diana
Ma sovente beltade anco gli accresce.
Apollo
Ogni picciola nube
Macchia la purità d'un Ciel sereno.
Diana
Spesso pria che macchiarla anche vien meno.
Apollo
Questa voce sorgente,
Questa fama nascente,
Ch'a la tua purità morte minaccia,
Deh la suffoca in cuna.
Perché minaccia ad Orïon non meno
Colpi di rea fortuna.
Filotero
Udisti?
Orione
Udii.
Filotero
Ne partirai?
Orione
Non so;
Per me grand'è il periglio, o parta, o no.
Filotero
Ma da l'ira d'Apollo, e di Titone,
Se tu non parti, e chi t'involerà?
Orione
E s'io mi parto, ohimé,
Lungi dall'adorata Deità
Come viver potrò?
Per me grand'è il periglio, o parta, o no.
Filotero
Purtroppo viverai:
Ferisce Amor, ma non uccide mai.
Orione
Di maturo consiglio
È d'uopo amico in sì dubbioso stato;
Taci, e pensaci meco.
Filotero
Io v'ho pensato.
Scena
settima
Venere, e i suddetti a parte pensosi
Venere
L'ho pur male indovinata?
D'una Dea, d'una nemica,
Oggi lieta mi credea
Vendicar l'offesa antica,
Se Cupido la pungea.
Ben la punse, ma che vale,
Se felice del suo male
Vive amante rïamata?
L'ho pur male indovinata?
Ma
Venere io non sono,
S'infelice in amor costei non rendo;
Ma poi ch'io so per prova,
Che soffrir non si può duolo più forte,
Che di partenza, o morte:
Parta, o mora Orïone.
Orione
Ohimé, che dici?
Filotero
Io? nulla, taccio, e penso.
Orione
Ma chi?
Filotero
Che?
Orione
Disse: parta o mora Orione?
Filotero
Se ne viene da sé la conclusione.
Venere
Il Ciel mi favorisce, eccolo appunto...
Orione
E donde uscì così funesta voce?
Filotero
Voce fu degli Dei,
Se non fu di colei.
Orione
E chi sei tu che di qui intorno gridi:
Parta o mora Orïone?
Venere
Io neppur vi pensai,
Che no'l conosco e non lo vidi mai.
Filotero
Dal Ciel venne la voce.
Orione
E tu donna l'udisti?
Venere
L'udii purtroppo; e di timor gelai.
Orione
Son io quell'infelice,
Contro cui grida il Ciel partenza, o morte.
Venere
Ma chi partir ti vieta?
Filotero
Amore.
Orione
Amore.
Venere
Siete amanti, e che mi dite?
E qual crin v'incatenò?
E qual guardo vi ferì?
Saper dunque non si può
La beltà per cui languite;
Siete amanti, e che mi dite?
Filotero
Ei sol è amante, io son d'Amor nemico.
Orione
Amante di celeste Deità.
Venere
Ohimé, tu in Delo amante?
Non v'è scampo per te, se Apollo il sa.
Filotero
E sallo, e n'è sdegnato.
Orione
Partir dunque m'è forza.
Venere
E volar, se si può.
Orione
Partiamo Filotero.
Filotero
E come?
Orione
A nuoto.
Filotero
De l'onde l'orgoglio
Disfida pur tu,
Diventi uno scoglio
S'io v'entro mai più.
Così
giurai, né voglio
Romper il giuramento.
Venere
Fallisce il mio disegno.
Orione
Sono placide l'onde, il mar in calma.
Filotero
O tempesta, o bonaccia,
Non vuò più in mar correr la posta a braccia.
Orione
E vuoi ch'io parta solo?
Filotero
Seguirotti a bell'agio in qualche legno.
Orione
Ma legno alcuno in sì festivo giorno
Scioglier non può dal lido.
Filotero
Né scioglier mi puoi tu dal giuramento.
Orione
Deh, qualunque tu sei, donna gentile,
In sì grave periglio
Porgemi per pietade
O soccorso o consiglio.
Venere
Ben di pietà sei degno.
E ben io sovra il dorso
Di veloci delfini
Navigar vi farei.
Filotero
Quale strega è costei?
Venere
Ma temo anch'io
L'ira del biondo Dio.
Orione
Nulla mai ne saprà.
Filotero
Deh fallo per pietà.
Venere
Ite dunque in disparte,
Sinché ai Numi del mare
Io porga i prieghi miei.
Filotero
Quale strega è costei?
Venere
Numi del salso regno,
Deh se la Dea d'Amore,
V'accese mai di dolce fiamma il core,
Qualche mostro natante
Porti costoro a sì remote sponde,
Ch'abbian sempre da Delo eterno bando,
Io, Venere, il dimando.
Ma già sentiro i Numi
De le mie voci il suono,
Olà, venite, le animate navi
Gia vi attendono al lido.
Filotero
Mi fido e non mi fido.
Orione
Ancor timido stai.
Filotero
No, no, vadasi pur, che sarà mai?
Orione
Io di tanto favor grazie ti rendo.
Venere
Ite felici.
Filotero
Ed io,
Che fui sempre nel mar tuo condottiero
Ecco imbarco il primiero.
Ferma, mostro crudel, soccorso, aìta!
Orione
Ohimé, nel mar precipitollo il mostro,
E dov'ei s'affondò, sorto è uno scoglio.
Donna malvagia, o rea, dunque così?
Ma lasso: ella sparì.
E chi vide giammai simil portento?
L'amico in scoglio, e l'inimica in vento.
O regnator de l'onde,
S'egli è pur ver che il misero Orïone
Anco di te già nacque,
Deh, non voler ch'io lasci
Sì fido amico entro il tuo vasto impero.
Rendimi Filotero;
Già si squarcia lo scoglio,
Già si muove, già nuota, o me felice!
Al lido, al lido, Filotero, al lido.
Filotero
Al lido.
Orione
E sei pur vivo.
Filotero
Vivo.
Orione
E pur ti abbraccio.
Filotero
Abbraccio.
Orione
Più non sperava il tuo ritorno.
Filotero
Torno.
Orione
Tornare in mare...
Filotero
In mare.
Orione
O questo no, che io più non voglio.
Filotero
Voglio.
Orione
E vuoi romper di nuovo
I giuramenti?
Filotero
Menti.
Orione
E così dunque ardisci
Di parlar meco?
Filotero
Eco.
Orione
Certo costui per gran timor vaneggia.
Filotero
Hai pur l'ingegno grosso,
Se io son fatto uno scoglio,
Sol come un'eco a te risponder posso.
Orione
Sì, sì, come ti aggrada,
Ma più qui non si stia, segui i miei passi.
Filotero
Non camminano i sassi.
Orione
Più di sasso non sei;
La tua primiera forma
Già ti rese Nettuno ai prieghi miei.
Filotero
Dici il vero, io non son
Più di sasso al sicuro,
Che in me non trovo più nulla di duro.
Ma colei che m'imbarcò
Dov'è, dov'è?
Orione
Fuggì a volo, sparì.
Filotero
Ben troverolla un dì.
Orione
Andianne dunque, e di partir di Delo,
Più non si parli mai.
Filotero
Anzi tutto si taccia,
Ch'io voglio andar di quella strega in traccia.
Scena
ottava
Aurora
Gelosia parti da me:
O ti parti, o col tuo ghiaccio
Tempra almeno
Nel mio seno,
Quella fiamma ond'io mi sfaccio,
Ahi
ch'a soffrire
Più d'un martire
Mai bastante un cor non è.
Gelosia parti da me.
S'a
Dïana lo sguardo
Volge Orïone amante
Occhi miei no'l mirate,
S'a lei narra il suo foco,
Orecchie non l'udite:
Pensieri non mi dite,
Ch'ei non cura il mio Amor, né la mia fede.
Gelosia parti da me.
Scena
nona
Venere, e Cupido
Amore
Strane cose mi narri.
Venere
E pur non mento.
Amore
Ma qual temea periglio
Entro il mare Orïone,
Se di Nettuno è figlio,
E s'ogni esperto notator di Delo,
E fin me stesso, al nuoto
Oggi sfidare ardio?
Venere
Non Orïon, ma Filoter temea.
Amore
Ed ei scoglio divenne.
Venere
Ciò che temea gli avvenne.
Amore
E perciò contro te si volse irato
Orïone l'ingrato:
Ei non andrà impunito.
Venere
De la comun vendetta,
Prenditi Amor la cura,
Ch'io da lui ricercata,
Più non posso per Delo errar sicura.
Amore
Statti ovunque ti piace,
E se in lui non castigo un tanto orgoglio,
Rompimi l'arco, e smorzami la face.
Scena
decima
Diana
Diana
Ohimé, qual dentro il seno
Mi serpe ognor rivolgimento strano;
A quai fieri contrasti,
D'onestade e d'Amore
Sento fatto il mio cor campo funesto;
Sprone d'Amor mi spinge,
Fren d'onestà mi stringe,
E sento l'alma mia
Fatta in un punto, ohimé, pronta e restia.
Ch'io l'onestà tradisca?
Non lo consente il Cielo;
Ch'io resista ad Amore?
Non lo permette il core.
Ch'Orïon si discacci? è troppo bello.
Che Dïana l'adori? è troppo casta.
Ahi, ch'a guerra sì cruda,
Di contrarï pensieri un cor non basta.
Cure d'Amor noiose,
Deh lasciatemi omai libera l'alma,
E n'abbia l'onestà vittoria e palma.
Ben ch'Orïon mi sembri
Eccesso di beltà; no, no, non l'amo.
Benché di lui l'imago
Con l'occhio de la mente io miri ognora,
No, no, non l'amo ancora.
Benché le Stelle, il Cielo, Amore, il Fato
Mi sproni ad adorarlo,
No, no, non voglio amarlo.
E se mai più quest'alma,
Pur un sospir gl'invia,
Non la vuo' del mio seno,
Contra mia voglia uscite
Amorosi sospiri;
Dïana, ohimé, che miri!
È perduta ogni speme;
Su gli occhi d'Orïone
Amor di nuovo a trionfar sen viene.
Scena
undecima
Orione, e Diana
Orione
E dove, o bella Dea,
Da le Ninfe divisa
Drizzi soletta il piede?
Diana
Sola già non son io, s'ho per seguaci
Mille cure mordaci.
Orione
Io spero invano:
Va sempre da le cure Amor lontano.
Deh, se tanto a me lice,
Dimmi qual di pensier nube importune
Turban de la tua mente il bel sereno:
Che narrato dolor tormenta meno.
Diana
Ahi, che agitato ardore
Spesso divien maggiore.
Orione
Torno a sperare, e discoverta fiamma
Spesso estinta si rende.
Diana
Ma che prò, s'è vicin chi la raccende?
Orione
Fiamma fors'è di sdegno?
Diana
Ahi, no, d'Amore.
Orione
Fortunato quel Nume,
Per cui d'Amor già ti ferì lo strale,
Che non cred'io che ti piagasse il seno,
Per oggetto mortale.
(Voglio maggior certezza).
Diana
O non mi crede, o non m'intende, o sprezza.
Beltà, cui l'esser diede
Un triplicato Dio
Trafisse il cor della triforme Dea:
Or non è ciò bastante
A discovrir di cui mi viva amante?
Orione
E di chi parli tu?
Diana
Teco parl'io.
Orione
Se la mia pura fede
Farmi tuo servo impetra,
Troppo mi si concede.
Diana
Servo ben ti desio, ma servo amante.
Orione
Ahi, ch'a far noto il mio cocente foco,
Dir t'amo è nulla; e dir t'adoro, è poco.
Ma temo, ohimé, quant'amo:
Né fia stupor: sempre la tema è grave
Ov'è leggiero il merto.
Diana
E che può del mio Amor renderti incerto?
Orione
Temo, che poco duri
Un ardor, che si crea
Nel freddo cor de la gelata Dea.
Diana
Oh temenza leggiera!
E non sai tu che il foco
Sempre ascende al mio Ciel come a sua sfera?
Orione
Sarà dunque il tuo core
Come a punto il tuo Ciel sempre incostante.
Diana
Cangerà nostri cori il cieco Dio:
Io vivrò nel tuo core, e tu nel mio.
Orione
E ciò fia sempre?
Diana
Sempre.
Orione
Ma quando poi mi sarà dato amando?
Diana
Non va col sempre il quando.
Orione
Né il sempre con Amor ben si congiunge,
Che il sempre non ha fine,
E non è buono Amor s'al fin non giunge.
Diana
D'Amor, del fin, del quando
Con miglior agio parlerem tra noi.
Or, se per sempre ci congiunse Amore,
Soffri, che per momenti
Ci divida il timore,
Che troppo inver, se ne scorgesse insieme,
Cresceria de l'Aurora il freddo gelo,
E di Febo lo sdegno.
Orione
Pur ch'io presto rimiri
Quel Sol, che m'innamora,
Curo poco d'Apollo,
E nulla de l'Aurora.
Scena
duodecima
Aurora, e Titone
Aurora
Deh cessa omai Titone,
D'importunarmi più coi tuoi lamenti.
Nol senti tu, nol senti?
Quell'Orïon, di cui paventi ogn'ora,
Cura poco d'Apollo,
E nulla de l'Aurora.
Titone
Ben sovente la brama
Di ciò che più s'anela,
Sotto un finto disprezzo altrui si cela.
Aurora
Ah, maledetto sia
La mia sorte, il suo bello,
E la tua gelosia.
Titone
Come sdegno t'assale in un istante!
Vivo di te geloso,
Perché son troppo amante.
Aurora
Perch' à l'opre d'Amore
Non hai forze possenti,
Perché di gelo sei,
perciò, fatto geloso, ognor paventi.
Titone
E che vorresti tu?
Ch'à tuoi capricci rallentassi il freno?
Ch'io ti soffrissi in seno
A vaga gioventù?
Aurora
E che vorresti tu?
Tenermi ognor legata
Com'una schiava, e più?
Titone
Credo ch'a poco a poco,
Forza sarà ch'io stesso
Ti provveda d'amante;
Né pur sarà bastante.
Aurora
Credo ch'a poco a poco
Mi converrà starti legata al fianco;
Né basterà pur anco.
Titone
Tu del bell'Orïone
Seguiti ognor la traccia,
Per far un cervo il misero Titone;
E vuoi ch'io soffra, e taccia?
Aurora
Come vuoi tu, ch'io segua,
Chi mi disprezza e fugge?
Ei disse pur, e tu l'udisti ancora
Curo poco d'Apollo,
E nulla de l'Aurora.
Scena
decimaterza
Amore, e i suddetti
Amore
Sfidar il figlio, e minacciar la madre?
Ei me la pagherà.
Aurora
Così sdegnato Amore,
Dove, dove si va?
Amore
A sfogar il desio d'una vendetta.
Aurora
Sovra di chi? Perché?
Amore
L'ama costei: non posso dirlo, a fé.
Ma perché così mesti oggi vi trovo?
Titone
Di capricciosa moglie
Soffro l'iniqua sorte.
Aurora
E l'inferno prov'io
Di geloso consorte.
Amore
L'uno e l'altro tormento è gran tormento.
Titone
D'Orïone costei s'è resa amante.
Aurora
Sin de l'ombra costui fatto è geloso.
Amore
La vostra lite è vana,
Dattene pace Aurora,
Ei tutto è volto ad adorar Dïana.
Aurora
Titone, Amor, giuro per l'onda eterna
De la palude inferna
Ch'io nemica ne vivo
Ch'ho il suo sembiante a schivo,
E che neppur un guardo,
Se pur col guardo uccider nol potessi,
Gli volgerei giammai.
Titone
L'amasti almeno.
Aurora
No, no, ch'io non l'amai.
Titone
Guarda, ch'Amor è qui.
Aurora
Non è bastante a farmi dir di sì.
Amore
Ma perché contro lui cotanto sdegno?
Aurora
Mi sprezzò, mi schernì, vuoi tu ch'ognora
Replichi ciò ch'ei disse?
Curo poco d'Apollo
E nulla de l'Aurora.
Amore
Or, non credo che menta:
Che sprezzata beltà furia diventa.
Scena
decimaquarta
Apollo, e i suddetti
Apollo
Se per Celeste Nume,
Piagato il cor, Dïana oggi languisce,
Non udiresti Amore
Maledir l'arco tuo lo Dio del lume.
Aurora
Sdegnato è Febo.
Amore
Egli la vuol con me.
Apollo
Ma troppo è vil lo strale,
Che ferisce una Dea per un mortale.
Amore
E pur l'anima tua non si dolea,
Quando per Dafne, e per Giacinto ardea.
Apollo
No, perché nel mio petto
È gentil fallo anche un umano affetto;
Ma ben è colpa rea
Nel sen di casta Dea.
Amore
Amor sempr'è l'istesso in ogni loco:
E lo nutrisca nobil esca, o vile,
Il foco è sempre foco.
Apollo
Sovvengati Cupido,
Ch'anch'io so far l'arciero,
E ben avrò saetta,
Con cui punir quel nuovo tuo campione,
Che di Febo l'onor macchia ed infetta.
Aurora
Tu non sai tutto ancora.
Apollo
Che? V'è peggio?
Aurora
Ei disse:
Curo poco d'Apollo,
E nulla de l'Aurora.
Apollo
E chi tanto mi dee, tanto mi sprezza?
Nol soffrirò giammai;
E s'armi pure a sua difesa Amore.
Amore
Io difensor di chi m'oltraggia? Ah, Febo,
E non sai tu ch'ei disfidommi al nuoto?
E ch'a Venere ancora?
Apollo
Come? A Venere in Delo?
Amore
La vendetta ne tocca:
Quasi m'uscì di bocca.
Apollo
E soffriremo noi, Numi celesti,
Ch'un ingrato mortal, che sì n'offende
Impunito ne resti?
Tutti
No, no, non fia già no,
Provi l'ira del Ciel chi l'irritò.
Amore
Chi provocarmi ardì,
Aurora
Chi tanto mi sprezzò,
Titone
Chi già m'ingelosì,
Apollo
Chi tanto il volo alzò,
Tutti
Provi l'ira del Ciel chi l'irritò.
Apollo
Ma voi Numi cortesi,
Poiché già cade il mio festivo giorno,
Tornate al Ciel, tornate,
E la comun vendetta
Prender a Febo et ad Amor lasciate.
Aurora
Sempre fia nostra legge ogni tuo cenno.
Titone
Vengane il carro nostro,
E l'aereo sentier solcando a volo
Ci riconduca in su l'etereo Chiostro.
TERZO ATTO
Scena
prima
Filotero, e Orione
Filotero
Ogni strada, ogni piazza,ogni cantone
Ho ricercato, per trovar colei,
Che trasforma sì ben gli uomini in sassi:
Ma speso ho invano la fatica, e i passi.
Orione
Io con sorte migliore
Ho trovato Dïana,
Et in Dïana Amore.
Filotero
Hai fatto assai.
Orione
Spero di far ben più.
Filotero
Se male te n'avvien, pensaci tu.
Orione
Spiacemi solo che da lei lontano
Mi terrà per brev'ora,
Ma che troppo fia lunga al core amante
La disfida del nuoto,
Fermate già coi notator di Delo,
E se vorrallo, con Cupido ancora.
Ma forse nol saprà l'amata Dea;
Né tu dille, ti prego,
Tanto sper'io d'uscirne,
Vittorïoso, e presto.
Filotero
Ci mancava solo questo.
Non tentar più la tua sorte:
Orïon cangia consiglio:
Chi va in traccia del periglio,
Trova alfin periglio e morte;
Non tentar più la tua sorte.
Orione
Non tema il mar chi di Nettuno è figlio.
Filotero
Apollo t'aborrisce,
Tuo nemico è Titone,
Hai sprezzata l'Aurora,
Minacciata una Strega,
Disfidato Cupido.
Ed or di tutto Delo
A l'invidia, al furor cerchi d'esporte?
Non tentar più la tua sorte.
Orione
Pur che m'ami Dïana,
Faccian contro di me congiura e lega
Tito, Febo, Cupido, Aurora e Strega.
Scena
seconda
Apollo, e Amore
Apollo
Tu mi stimoli invano a la vendetta,
Se trattar io potessi in simil die
Questo infallibil arco,
Già vedresti Orïone
Misero segno a le saette mie.
Amore
Ei già teme il tuo sdegno,
Già la fuga ha tentato,
E forse allor che fia nel mar entrato,
Ci lascerà delusi,
E salvo ritrarrassi ad altro lido;
Credi, Febo, a Cupido.
Apollo
Drizzi dovunque vuole il pié fugace,
Che la vendetta mia
Ritroverà presente,
E quanto indugia più, sarà maggiore:
Credi ad Apollo, Amore.
Ma non dei tu contender seco il vanto
Di nuotator veloce?
Amore
Sprezzai sì vil contesa,
Che per l'ondoso regno
Smorzata forse avrei
La fiamma del mio sdegno.
Presto
manca in nobil core
Di giust'ira il foco acceso.
Apollo
Ma sovente, a Nume offeso,
Più del nettare diletta
Il piacer della vendetta.
Scena
terza
Sterope, Bronte, e la Vecchia
Sterope
Sbattiti quanto vuoi
Scuotiti quanto sai.
Sterope
e Bronte
Tu non ci scapperai.
Venere
E così dunque in Delo
Si trattan le fanciulle!
Sterope
Tu fanciulla?
Venere
Io sì sì.
Sterope
e Bronte
Tutte così.
Venere
Spogliatemi, uccidetemi,
Il tutto vi perdono,
Solo vi chieggio l'onestate in dono.
Sterope
Non dubitar di ciò,
Che troppo te ne fa
Cotesto ceffo tuo la sicurtà.
Venere
Perché dunque così mi ritenete?
Da me, che pretendete?
Sterope
Perché da noi veduta
E di celarti, e di fuggir tentasti,
Io di ciò la cagion saper desio.
Bronte
E non altro vogli'io.
Venere
Perché al vostro sembiante, io conoscea,
Ch'appunto il mal che provo
Avvenir mi dovea.
Sterope
Dunque indovina
Sempre sei tu degli accidenti tui.
Venere
E vie più degli altrui.
Bronte
Ohimé, Vulcano è qui.
Venere
Peggio per me.
Scena
quarta
Vulcano, e i suddetti
Vulcano
Oh buon, così mi piace;
State pur a diporto,
Che l'uso del martel guasta la mano,
E il troppo faticar sempr'è malsano.
Sterope
Già finite son l'opre a noi commesse,
Or ci ritiene a caso
Questa vecchia Gabrina
Che dice ch'è fanciulla, et indovina.
Venere
Vulcan m'osserva, ohimé?
Vulcano
Non vidi mai si brutta vecchia, a fé.
Venere
Son indovina, e se nol credi, senti:
Questi son due poltroni, ed insolenti.
Vulcano
Fin qui tu non mentisci, ed io lo so.
Venere
S'altro brami saper, chiedi, e 'l dirò.
Vulcano
M'hai tu visto mai più?
Venere
Non già: purtroppo.
A parte
Vulcano
Chi son io dunque?
Venere
Un zoppo.
Sterope
Indovina costei sol ciò che vede.
Vulcano
Or ora la chiarisco;
Se le cose future
Tu sai predir, dimmi s'aver degg'io
Moglie giammai; e se fia bella o brutta.
Venere
Lascia ch'io miri il fronte:
Hai tu di già bellissima consorte
Ma che spesso ti fa le fusa torte.
Vulcano
Lasciate andar costei;
Ch'indovina pur troppo i fatti miei.
Sterope
e Bronte
Eccoti in libertà.
Venere
Benedetta sia pur la verità.
Scena
quinta
Diana
Diana
Tornata è pur alla magion Celeste
La foriera del Sol invida Dea,
Che d'Orïon, che del mio Sole ardea.
E pure in me non sento,
Per sì lieta novella
Rinascere il contento,
Anzi nuovo sospetto
Or più che mai tormenta
Col suo freddo velen l'anima mia.
Dammi pace, o gelosia.
Ei mi giurò poc'anzi,
Ch'avria su questo lido
Atteso il mio ritorno;
Ma qui d'intorno
Di già non è;
E forse ohimé
Nova beltà
Cagion sarà,
Che la promessa oblia.
Dammi pace, o gelosia.
Scena
sesta
Apollo, e Diana
Apollo
Già per l'onde Orïon corre veloce
Vié più d'ogni altro, a nuoto.
Io non veduto, e solo
Gli avventerò questo mio dardo alato
Né si saprà chi l'uccisor sia stato.
Ma lasso, è qui Dïana, e se l'aspetta
Svanita è la vendetta.
Diana
Io veggio il Sol, ma non è questo mio,
Voglia il Ciel ch'ei non giunga
Ad accrescer lo sdegno al biondo Dio.
Apollo
Lascerò l'arco, e mi armerò d'inganni.
Diana
Tutto placido in volto a me sen viene.
Apollo
E qual di cura torbida procella
Or t'affanna la mente,
Mia diletta sorella?
Troppo rigida forse
Oggi contro di te la lingua sciolsi,
Quando di te mi dolsi?
Giuro, ch'io n'ho tormento,
E se commessi errore,
Ho per pena d'errore il pentimento.
Diana
Né di te mi querelo,
Benché del tuo candore
Ingiusto accusatore;
Né doglia alcuna entro il mio petto io celo.
Apollo
Ben di cure noiose il seno hai carco,
Se pender fai dal fianco
Sempre ozïoso l'arco.
Diana
Fera giammai non mi si mostra in selva,
Che con piaga mortale
Non m'inostri di sangue alato strale.
Apollo
Mira, bersaglio appunto,
De l'arco tuo ben degno,
Guizzar per l'onde un mostro;
Deh! l'arco incurva, e colà dove appena
Giunge a spïar lo sguardo,
Giunga a ferirlo un tuo feroce dardo.
Diana
Non lice a me contro squamoso armento,
Di liquido elemento,
Dardi giammai scoccare,
Che son Dea de le selve, e non del mare.
Apollo
Temeraria perciò non ti dimostri.
Gode il suo vasto regno
Veder Nettuno impoverir di mostri.
Diana
Ecco adatto lo strale, e tendo l'arco.
Apollo
Oh che nobil vendetta!
Diana
Or s'avvien, che Nettuno il colpo offenda
Febo l'impose, a Febo la difesa.
Ma qual prodigio è questo?
Quasi il dardo ricusi andarvi a volo
Star non può sovra l'arco, e cade al suolo!
Apollo
Ciò non ti sembri strano,
Che n'è solo cagion, perché di rado
Eserciti la mano.
Diana
Parmi ch'a questo colpo il cor repugni,
Che l'occhio il fugga, e la mia man s'arretri,
Quasi mi dian poco felice segno
Di successi futuri.
Apollo
Oh vanità di auguri!
Diana
Ecco dunque al tuo nome il colpo io sacro.
Apollo
Oh come ratto ei s'è portato al segno:
Giuro, che stral non mai
È da quell'arco uscito
Più di quello a me caro, e più gradito.
Diana
Ahi, troncata è la corda, e rotto l'arco;
L'arco, che di sua mano,
Infrangibile già diemmi Vulcano.
Apollo
Non mancheranno gli archi,
E di più salde tempre;
Ma tu stattene pur d'intorno al lido,
Ch'ogni altra cura t'uscirà dal petto,
Tanto avrai de la preda
Meraviglia, e diletto.
Diana
Ahi, che un freddo timore
Che mi serpeggia in seno
Questa mano tremante
Il mio cor palpitante
Son presagi per me sol di dolore.
Ohimé, che troppo osai.
Ha forse l'empio strale
Qualche Titone offeso?
Egli ha d'uomo sembianza.
Ah, qual m'opprime il core
Improvvisa pietà;
O Cielo! e che farà?
Occhi miei che mirate?
Ah, no, no, v'ingannate.
Chi m'offre ancor vegghiando
Sì spaventose larve?
Orïone mi parve.
Ahi, ch'io tremo a pensarlo;
Ma quanto più s'appressa,
Vié più di lui forma e sembianza acquista.
Oh Dio, s'egli è pur troppo: ahi caso, ahi vista!
Vccidimi dolor, dolore uccidimi.
E tu Parca pietosa
D'una vita immortal il fil recidemi.
Uccidimi dolor, dolore uccidimi.
Ahi,
qual furia crudel mi tese l'arco?
Da qual caverna era quel dardo uscito,
Di Stige, o di Cocito?
Ah, non s'incolpi no l'arco, o lo strale,
Ch'uno a terra cadé per non piagarti,
L'altro per duol si franse.
Fu sol vostra la colpa,
Ch'Orïon non scorgeste, occhi infelici.
Distillatevi dunque in mesto pianto,
E di lagrime amare
Versate un mar sul mare.
Oh mia luce gradita,
In apparir sparita!
Poté dunque la Parca iniqua e ria
Scacciar dal seno suo l'anima mia?
Oh di stelle perverse empio rigore;
Che fai, che non m'uccidi, o mio dolore?
Ma non fu già la Parca,
Che il viver suo recise:
Fu solo il Sol che te, mio sole, uccise.
Spietatissimo nume
Tu non mentisti già
Nell'additarmi un mostro,
Che non v'era in beltà
Mostro di lui maggiore.
Che fai, che non m'uccidi, o mio dolore?
Oh sempre avvezze a depredar tesori,
De l'ingordo Oceano onde voraci,
Deh quanto in Ciel possiedo,
Quant'è mio ne le selve, o negli abissi,
Depredate, rapite. Io vel concedo.
Bramo solo da voi,
Che l'estinto mio bene
Entro questo mio sen ritrovi il porto,
Onde crude e spietate
Dove, dove il portate?
Non mi negate, oh Dio, questo conforto:
Se mel toglieste vivo,
Rendetemelo morto.
Ma non ho forse anch'io
Giù tra i Numi d'Averno il luogo mio?
Sì sì, vi lascio, o selve,
A Dio Celeste mole:
Vado a viver tra l'ombre
Con l'ombra del mio Sole.
Scena
settima
Filotero
Filotero
E pur contro mia voglia
Ha voluto Orïon provarsi al nuoto.
Or, fin ch'ei torni o vincitore o vinto,
Intorno a questo lido
Mi converrà girare.
Che
gran pena è l'aspettare,
Se con lunga aspettativa
Dee pagarsi ogni momento,
Troppo comprasi un contento,
E val poco, quando arriva.
E se poi qualche tormento
Ha da far misero un core
L'aspettarlo con timore
Pria di tempo il fa provare:
Che gran pena è l'aspettare.
Scena
ottava
Prima Ninfa di Diana, e Filotero
Ninfa
Amico Filotero
Filotero
E che vorrà costei, mesta e piangente?
Ninfa
Piangi, deh piangi meco,
Del tuo Signor
Filotero
Ohimé
Ninfa
L'acerbo caso.
Filotero
Dimmi presto, che fu?
Ohimé, non pianger più.
Ninfa
Fu dal Sole tradito,
Da Cupido ingannato,
Da Dïana ferito;
E già morto sul lido io l'ho veduto,
Che insepolto giacea.
Filotero
Il cor me lo dicea.
Oh misero Orïon, ed è pur vero,
Che si sono cangiate ai danni tuoi
Tre Deità del Cielo
In tre furie d'Averno?
E colei, che giurotti amore eterno,
L'omicida crudele esser dovea?
Il cor me lo dicea.
Deh, per pietade o Ninfa,
Guidami a riveder l'estinte membra,
Alfin ch'io possa almeno
Render al mio Signor gli ultimi uffici.
Ninfa
Volentieri, vien meco; ah quanto duolmi
Ch'a me tocchi portar nuova sì rea.
Filotero
Il cor me lo dicea.
Scena
nona
Scena infernale
Diana, Plutone, e Caronte
Diana
E che dunque, o crudo Re
Sperar mai poss'io da te,
S'al mio pianto, s'ai miei prieghi
Giù nel Regno de l'ombre un'ombra nieghi?
E che dunque, o crudo Re
Sperar mai poss'io da te?
Plutone
Io ti giuro, per l'onde
Di Stige e di Cocito,
Che d'Orïone l'alma
Giammai non giunse a le tarteare sponde,
E se non credi a me, Caronte il dica.
Caronte
Credilo pure, o Dea,
E se non dico il vero,
Esser non possa io più Stigio Nocchiero.
Diana
E dove dunque ohimé
Rivolgerò dolente
Per ritrovarlo, il pié?
Plutone
Forse ancor tra viventi
Potrai trovarlo in vita:
Che non uccide sempre una ferita.
Diana
Per poterlo sperare,
Tornar m'è forza a riveder la luce,
Ch'in quella cieca stanza
Sperar non lice, ove non è speranza.
Scena
decima
Filotero
Filotero
E perché non torno scoglio?
Privo d'alma, ed insensato,
Ch'a dispetto del mio fato
Non avrei tanto cordoglio.
E perché non torno scoglio?
Del
pover'Orïone
In van per ogni lido,
Ho il gelato cadavere cercato,
Che già i pesci, cred'io, l'han divorato.
Io, dal
dolore oppresso,
Son fuora di me stesso
Non so più quel che faccio,
Non so più quel ch'io voglio.
E perché non torno scoglio?
Scena
undecima
Diana, Filotero
Diana
Né vivo, né morto
Ritrovo il mio bene;
Né in tante mie pene
Più spero conforto.
Né vivo, né morto.
Filotero
Ecco l'invitta Arciera
Che non discerne in mar l'uomo dal mostro,
Né la carne dal pesce.
Preparate a costei
I trionfi, e le palme, uomini, e Dei.
E tu, che aspetti omai?
Vattene a trionfar, ch'hai fatto assai.
Diana
Deh, non m'affligger più.
Errai, purtroppo il so,
senza che'l dica tu.
Deh, non m'affligger più.
Scena
duodecima
Nettuno, Diana, Filotero, Eolo
Nettuno
Oh del gran frenator del salso Regno,
Del Monarca dell'onde
Fidi ministri e servi.
Tritoni, o là, Tritoni,
E qualunque altro sente
Scuoter il mio tridente,
Cercate questi lidi, e queste sponde,
E trovate il fellon che tanto ardio,
D'uccidermi nel grembo un figlio mio.
Diana
Ritieni pur, Nettuno, entro i confini
De la liquida sfera
De' tuoi Triton la minacciosa schiera.
Mio fu l'arco nocente,
Onde lo strale uscì, che lo trafisse.
Chi fu rea di sua morte è qui presente.
Filotero
Di questa Dea lo strale,
Del suo german l'inganno,
E lo sdegno d'Amore,
Te d'un figlio privò, me d'un Signore.
Nettuno
Ah, de l'ondoso impero
Sostener più lo scettro io non son degno,
S'oggi non mi dimostro
Contro di lor, tutto vendetta, e sdegno.
Su su dai ferrei ceppi Eolo sprigioni
I più rapidi venti,
e con stragi funeste
Scotan le selve, e crollin le foreste.
Cadano tutti al suolo
Questi superbi tetti,
E fian dall'onde absorti,
E vendicata resti
La morte d'Orïon con mille morti.
Filotero
Deh, sicuro nel mar m'accogli pria,
Poi fa', Signor, la tua vendetta, e mia.
Diana
Non far Nettuno, ah no
Che 'l mio sempre morire
Senza morir giammai
La tua giusta vendetta esser ben può,
Non far, Nettuno, ah no.
Eolo
Ecco pronto ai tuoi cenni,
O Regnator del liquido elemento,
Sprigionato ogni vento.
Nettuno
Volino, stridano
Con fiati orribili
Le selve svellano,
Gli uomini uccidano,
Il tutto atterrino.
Diana
Perché plachi Nettuno,
Meglio sarà ch'io qui conduca Apollo.
Filotero
Io di nuovo nel mar gittar mi voglio,
O che mi salvo, o che ritorno in scoglio.
Scena
decimoterza
S'apre il Cielo
Giove, e i suddetti
Giove
Fermate, olà, fermate.
Filotero
Poiché Giove il comanda, ecco, mi fermo.
Giove
Fermate, olà, fermate
Impetuosi spiriti volanti,
Fermate il volo e raccogliete i vanni.
Siano freno i miei cenni al vostro orgoglio;
Io, Giove, così voglio.
Nettuno
Giove, tra noi fu già partito il mondo;
De le sfere Celesti hai tu l'impero
Soggiace a Pluto il Baratro profondo,
E per destino eterno
Io del vasto Ocean reggo il governo.
Or, s'al Fato sì piacque,
Tu nel Cielo comanda, e non nell'acque.
Filotero
Va sotto sopra il Mar, la terra e il Cielo:
Sia maledetto quando giunsi in Delo.
Giove
Tempra, tempra, o Nettun, lo sdegno e l'ira;
Non Febo, non Cupido, e non Dïana,
Ma fu il Destino, ch'oggi Orione uccise.
Ei su gli eterni adamantini fogli
Questo accidente scrisse;
E per maggior sua gloria,
Ei questa morte ad Orïon prefisse.
Filotero
Non prepari per me benigna stella
Simil gloria giammai,
Ch'io non curo di far morte sì bella.
Nettuno
Del Destino al decreto,
Non agli ordini tuoi dunque m'acqueto.
Scena
decimoquarta
Apollo, Diana, Venere, Amore, e i suddetti
Apollo
Prepara pur gli strali,
Ch'io non placar, ma saettar lo voglio.
Ah, perché non è meco
Per terzo Arcier Cupido?
Amore
Vi sono, Apollo, e del tuo mal mi rido.
Venere
E seco in finto aspetto è Citerea.
Filotero
Ohimé, per una strega io la tenea.
Apollo
Non sempre riderà chi mi ha tradito.
Diana
Sempre questa impudica
De la stirpe del Sol sarà nemica.
Venere
Che impudica? Tu menti.
Amore
Or piglia questa.
Filotero
S'incomincia pur qui la bella festa.
Giove
Cessin vostre contese irati Numi.
Già placato è Nettuno,
Già son di nuovo imprigionati i venti:
Ciò che passò non si rammenti più.
Di voi nessuno errò,
Se de l'alto Destin ministro fu.
Diana
Fui del mio mal ministra.
Apollo
Io del mio sdegno.
Venere,
Amore
E Venere et Amor della vendetta.
Filotero
E tutti insieme della mia ruina.
Giove
Così, con darli morte,
Tutti avete Orïon reso immortale,
Che divenuto già lucido segno,
Cinto di nuove stelle in Ciel risplende.
Tutti
Il libro del Destin nessun l'intende.
Fine












